SUMMER OPEN SEA KAYAK EXPEDITION...

... un altro lungo viaggio in Grecia...
prima le coste occidentali delle Isole Ioniche... quelle che più ci sono piaciute nei viaggi precedenti, e poi il periplo del Peloponneso.
Per noi è un viaggio aperto, sia per il tempo a disposizione che per altri kayaker che si vorranno unire a noi.
Partiremo ai primi di maggio e contiamo di finire entro settembre. Controllando la posizione che regolarmente pubblicheremo
sul blog e su Facebook, sarà possibile raggiungerci in ogni momento per far parte della squadra.
Tatiana e Mauro


Please use the translator on the left.
We're paddling most of the day and we don't have enough time to translate every single post...
We're confident you understand our position!

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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mercoledì 7 giugno 2017

Itaca, l'isola del mito!

Lunedì 5 giugno 2017 - 30° giorno di viaggio
Cala della chiesetta, Atokos - Vathi, Itaca (19 km)
Vento NW 3 nodi (F1) - mare calmo come l'olio - 25°C
La notte è animata e corta, appena otto ore di sonno interrotto da sogni affollati di sconosciuti e di animali selvatici.
Ci sveglia prima un uccello notturno che avevamo ribattezzato "uccello-sonar" già la scorsa estate, quando avevamo udito per la prima volta sull'isola di Rinia il suo verso intermittente ed acuto, in tutto simile a quello dell'apparecchio usato per le rilevazioni sottomarine. Fortuna che dopo le prime imprecazioni dell'Uomo di Ferro, il poverino prende il volo e lascia la "nostra" baia.
Ci risveglia poi un altro animaletto, scaltro e veloce, che sfila dal sacchetto della spazzatura la scatoletta di cartone dei ceci e che ci ricorda per velocità e perizia il bel furetto che avevamo visto nel 2007 a sud di Itaca (quella volta aveva rubato una pesca dal pozzetto del nostro amico scozzese Henry che, non avendone mai visto uno prima, si era spaventato tantissimo, e poi anche mortificato di fronte all'entusiasmo che avevano dimostrato tutti per un incontro così inaspettato).
Ci sveglia poi del tutto l'orologio che suona imperturbabile prima ancora che sorga il sole.
E' la prima alba che vediamo dall'inizio del viaggio.
Puntiamo la sveglia alle sei per non farci sorprendere dal vento come è successo il giorno prima, nella traversata contro vento da Kastos ad Atokos.
Stamattina per raggiungere Itaca non vogliamo correre rischi e rinunciamo malvolentieri ad alcune delle nostre preziosissime dieci ore di sonno.
Meglio dormire meno che pagaiare col vento sui denti.
Proprio quando stiamo per salutare la nostra bella isoletta disabitata facciamo alcuni incontri interessanti: prima a terra con una colonia di ragni "tigrati" che tessono tutto intorno alla nostra tenda instancabili ragnatele spesse come reti da pesca, con un'arte infallibile nel tirare i fili a raggiera intorno al nodo centrale che non ci stancheremmo più di ammirare, se non fosse che dobbiamo ripartire; poi in mare con uno strano millepiedi anfibio, tutto punteggiato di rosso e con tanti peli bianchi lunghi più delle zampette, che si muovono sinuose tra i ciottolini policromi della riva, con una flessuosa andatura che sarebbe anche seducente se l'animaletto non assomigliasse troppo alle scolopendre terrestri. Infine, una volta in kayak, muoviamo le prime pagaiate su un'acqua così trasparente che si distinguono perfettamente le stelle marine purpuree sul fondale, accanto a dei notevoli esemplari di oloturie, quegli strani cetrioli subacquei che del tutto immeritatamente vengono chiamati "stronzi di mare".
La calma è totale. Il mare è una tavola d'argento. Il cielo un indistinto chiarore ovattato.
Non si distingue la linea di separazione tra l'aria e l'acqua, l'orizzonte è scomparso dietro il pesante velo di foschia.
Pagaiamo su uno specchio immobile di acqua cristallina, come sospesi nel vuoto, in uno spazio senza tempo.
Ci è capitato raramente di pagaiare su un mare così calmo da sembrare un lago. C'è comunque una corrente di superficie forte abbastanza da costringerci ad una correzione di rotta di circa 15 gradi nord nella prima ora di navigazione e di almeno 10 gradi sud durante l'ultima ora di traversata, quando siamo ormai alle porte di Itaca. Ci sembra di volare ed inneschiamo una pagaiata caibrata, automatica come la respirazione.
Teniamo un'andatura che stamane è tutt'altra cosa rispetto alla "pagaiata da pensionati" della giornata precedente e non abbiamo ancora del tutto chiaro se siamo più contenti di pagaiare contro vento oppure in una irreale immobilità come il mare piatto di oggi.
In tre ore scarse siamo ad Itaca, l'isola del mito. Mauro borbotta: "E' solo perchè uno ha scritto la storia di un altro..."
Rientriamo nel golfo di Vathi dopo dieci anni dalla prima volta e ci ricordiamo ogni cosa, il faro d'ingresso nascosto tra la macchia sopra la chiesetta d'ordinanza, l'isoletta che un tempo era il lazzaretto, il lungo mare fitto di casette dai colori pastello. C'è anche la piccola spiaggetta su cui eravamo sbarcati nel 2007 ma stavolta preferiamo il piccolo ridosso offerto dal locale circolo velico: la brezza attesa per mezzogiorno ha tardato ad arrivare ma entra proprio al momento giusto per non farci lessare sotto al primo sole davvero cocente di quest'inizio estate.
Lasciamo i kayak incustoditi, all'ombra di eucaliptus profumati ed in compagnia di decine di derive.
Ci "somiamo" con tutti i nostri beni più preziosi ben riposti in due zainetti, perchè dopo i furti subiti la scorsa estate ad Atene e Santorini non lasciamo più niente nei gavoni quando ci allontaniamo dai kayak. Ci incamminiamo verso il centro della cittadina e ci ritroviamo presto seduti ai tavolini di una taverna ombreggiata a sorseggiare birra e caffè frappè e a divorare il piatto di cui Mauro è ghiottissimo, il ghiros che in Italia chiamiamo kebab. Poi troviamo il tempo di fare la spesa, di riempire alla fontana le bottiglie d'acqua vuote senza bisogno di comperarne di nuove, di aggiornare il diario cartaceo rimasto fermo a due settimane fa, di rileggere il diario del 2007 e del 2009, di ricaricare tutte le apparecchiature elettroniche e di fare quattro passi nelle stradine lastricate e chiuse al traffico che serpeggiano tra il lungo mare ricolmo di taverne e le colline dell'entroterra ricolme di villette.
Torniamo al campo base in tempo per sgranocchiare qualche grissino al sesamo e delle olive nere, seduti sui gradini di cemento del circolo velico a guardare il mare che diventa color cenere. Vathi è incassata sul fondo di un ampio golfo che si apre dentro un golfo ancora più ampio e se uno non sapesse dell'esistenza della capitale dell'isola non penserebbe proprio ad entrare in questa sorta di lago interno, protetto da tutti i venti e nascosto a tutti gli sguardi, come un tempo lo era dai pirati.
Un signore a passeggio sul lungo mare ci chiede che giro facciamo e ci racconta la storia del primo kayak di Itaca, quello che ha trovato vent'anni dopo l'affondamento di una nave militare tedesca alla fine della seconda guerra mondiale, un primo esemplare di Klepper che ha completamente restaurato e che ora conserva gelosamente in casa. Il primo kayak di Itaca, ci ripete prima di salutarci.
Purtroppo la palafitta di legno che all'occorrenza diventa anche veranda del circolo velico è già stata occupata da tre ragazzi greci provvisti di brande in ferro e pesanti coperte colorate. Pensiamo siano lavoratori stagionali e solo uno di loro parla un inglese stentato che gli permette comunque di fare le presentazioni di ordinanza. Sono comunque molto simpatici ed attenti, tanto che quando vogliono mettersi a suonare chitarra, bonghi e clarinetto ci chiedono quello che forse è un permesso: non avendo ricevuto alcuna risposta perchè siamo già mezzi addormentati, oltre che ancora del tutto incapaci di capire parole greche diverse da quelle usate per ordinare da mangiare, si allontanano dalle brande ed iniziano una sessione musicale notturna dall'altra parte della palazzina.
Dormiamo allora sul cemento della scalinata, per la terza volta dopo il basamento della panchina sul belvedere di Lakka, nell'isola di Paxos, e dopo il porticato incompiuto della baia delle vespe nell'isola di Kalamos. Stavolta è bollente e per la prima notte dormiamo col pigiamino estivo...

La spiaggetta della chiesetta ad Atokos
L'isola di Atokos alle spalle
Le tre torri all'ingresso della baia di Kioni
La nostra casa per una notte a Marmara su Itaca

Martedì 6 giugno 2017 - 31° giorno di viaggio
Vathi - Marmara, Itaca (21 km)
Vento variabile E-S-W e poi NW 7-10 nodi (F3) - mare quasi calmo - 26°C 
Mauro mi viene incontro con una conchiglia in mano: "Potrebbe interessarti questa cosa?" mi fa con aria distratta. E' il suo regalo per me qui su Itaca: una conchiglia, il suo primo contributo alla mia collezione di preziosi ritrovamenti. Forse l'unico.
La conchiglia sparisce nei gavoni insieme ad ogni altra cosa del campo e della spesa.
Salutiamo Vathi all'ora di pranzo, passando davanti al lazzaretto e alle casine pastello, scattando una foto al centro di kayak Odyssey che l'altra volta non c'era, ricavato in un casa di pietra ad un piano proprio sul lungo mare e dietro al quale si scorgono i kayak gialli sistemati sulla rastrelliera. Chissà chi è a gestire il centro, ci piacerebbe incontrarlo per avere informazioni dettagliate ed aggiornate sull'isola del mito.
Pagaiamo nella tranquillità del mezzogiorno, su un mare ancora calmo, appena increspato dalla brezza proveniente dai monti che circondano il golfo. Le temperature salgono man mano che ci allontaniamo dalla città e verso le due dobbiamo fare una sosta su una spiaggetta di ciottolini bianchi perchè sentiamo il desiderio di rinfrescarci. L'afa estiva comincia a farsi sentire e la pausa diventa molto breve.
Riprendiamo a costeggiare l'isola ricoperta di ulivi e cipressi e in poco tempo raggiungiamo il piccolo villaggio turistico di Kioni, incassato in una piccola ansa contornata da morbide colline verdi su cui spiccano tre torri in pietra chiara, tutte uguali e tutte forse antichi mulini ormai dismessi. Ce n'è anche una quarta che si intravede tra le case sull'altro versante della vallata ed una quinta ormai diroccata che resta a fare la guardia al capo che annuncia l'ingresso nel golfo successivo di Frikes, un altro piccolo paesino affacciato sul mare ed annunciato da un'altra torre identica alle altre. A Kioni sbarchiamo per permettere a Mauro di fare rifornimento di tabacco: il pescatore seduto a bordo del suo caicco a riparare le reti gialle ci chiede dove siamo diretti e alla nostra risposta all'unisono, Cefalonia, fa la faccia scura e dice "Not now because the wind is coming". Lo tranquillizziamo subito e gli diciamo che traversiamo domani o dopo, che stasera cerchiamo un riparo dal vento poco più a nord, in una delle calette protette che offre la baia di Marmara. Allora il suo volto contratto si distende in un sorriso largo e col pugno alzato ci da il suo benestare: Yasas, arrivederci. E noi andiamo a cercare la nostra casa per una notte.
Il vento si alza appena mettiamo il naso fuori dall'ansa di Kioni, proprio come aveva previsto il pescatore.
E' sempre un'ora in anticipo sulle previsioni, questo vento di nord-ovest, il vento prevalente in queste zone del Mar Ionio, dovremmo cominciare a considerare l'ipotesi di anticipare i nostri sbarchi serali per non dover pagaiare contro vento proprio alla fine di ogni bella giornata di mare.
Gli ultimi tre chilometri ci costano quasi un'ora.
Arriviamo in una caletta che offre un buon riparo ma la spiaggia è troppo corta e stretta e non sembra facile trovare un luogo adatto per la tenda tra la macchia che si spinge fin quasi a toccare l'acqua. Proseguiamo allora, sempre contro vento, oltre il golfo di Frikes ed entriamo in quello frastagliato di Marmara, che già dal viaggio del 2007 ci aveva molto colpito, con le sue colline arrotondate che digradano verso il mare, con la sua vegetazione lussureggiante e con le sue cinque spiaggette di sassolini biancastri. Ce n'è una che fa al caso nostro, quella all'ombra di cinque grossi eucaliptus che sembra stiano aspettando proprio noi. Vinciamo le ultime sferzate del vento contrario e riusciamo a raggiungere la terra ferma.
Decido all'istante che l'eucaliptus è il mio albero preferito: le foglie lunghe e ricurve hanno una bella tonalità argentata che risalta sul resto della boscaglia; i suoi frutti legnosi e conici mantengono a lungo un profumo intenso e sono anche decorativi per via della stellina che si apre al centro; i suoi fiorellini giallo chiaro sono dei piccoli palloncini che, prima di diventare lanuginosi e provocare allergie primaverili, sono del tutto simili a piccoli ricci marini, con la sommità degli aculei-pistilli abbellita da morbidi peduncoli giallo limone; la sua corteccia poi è così liscia che ti viene sempre voglia di accarezzarla. Ma soprattutto, l'eucaliptus è l'albero che più di ogni altro, quando il vento fruscia tra i suoi rami alti, è capace di riprodurre il suono del mare. Anche quando è lontano dal mare, in campagna o in collina, l'eucaliptus sa sempre riprodurre il suono del mare.
Lasciamo i nostri due kayak sotto l'ampia chioma fiorita degli eucaliptus anche questa notte.
Montiamo invece la tenda sotto un ulivo centenario, a giudicare dal tronco ritorto ed incavato.
Quando pensi che la giornata ti abbia già riservato ogni sorpresa, ecco che invece te ne capitano altre. La prima è una leggera pioggiorella insistente ma neanche troppo fredda che pulisce l'aria e fa diventare nuovamente visibili le isole che abbiamo costeggiato e da cui nei giorni passati guardavamo Itaca: ora, in uno strano gioco a specchio spazio-temporale, ci troviamo ad Itaca ad ammirare i profili lontani ma netti di Meganisi, Kalamos, Kastos e della centrale e montuosa Atokos. La seconda sorpresa è che un fuoristrada scende per lo sterrato e si ferma proprio davanti ai nostri due kayak: dal finestrino si sporge un ragazzo sorridente che in un inglese spigliato ci dice un sacco di cose. E' Giorgos Lilas di "Odyssey Outdoor Activities", il centro di kayak, escursionismo e subacquea che abbiamo intravisto stamane a Vathi. E non c'è neanche bisogno di fare le presentazioni, ci conosciamo già: ci siamo incontrati lo scorso novembre ad Atene durante la serata di presentazione del nostro viaggio alle Isole Cicladi, organizzata presso lo storico circolo ENOA della capitale greca. Ci dice che stiamo diventando famosi, nessuno qui in Grecia ha mai fatto niente del genere, pagaiare intorno a tutte le isole dei vari arcipelaghi... Beh, ce ne mancano ancora tante, a dire il vero, ma noi abbiamo tutto il tempo!
Poi arriva l'ora di cena e la luce lascia gradualmente il posto all'oscurità. E alle zanzare. Stanno cominciando a diventare antipatiche e già ieri sera ho dovuto tirar fuori per la prima volta lo spray protettivo... Niente, mi infilo in tenda e dichiaro conclusa la mia giornata.

La spiaggetta sul capo settentrionale di Itaca...
La costa nord-occidentale di Itaca
La piazzetta centrale del paesino di Stavros

Mercoledì 7 giugno 2017 - 32° giorno di viaggio
Marmara - Polis, Itaca (18 km)
Vento variabile - mare calmo - temperature instabili
Anche stamattina, come ieri mattina a Vathi, le api ronzano tra i fiori degli eucaliptus per ore, dall'alba fino alle dieci circa, quando l'aria diventa forse troppo calda per la loro danza di impollinazione. C'è ancora la foschia che allontana le isole e che rende tutto piatto e grigio. Ma la baia è colorata dei colori del mare ed il risveglio lento è reso piacevole dall'aria fresca del mattino.
Ancora prima di smontare la tenda notiamo in acqua, diretti verso la piccola isoletta che ospita la omonima chiesa di Agios Nikolaos, i quattro kayak colorati presi a noleggio da Giorgos: ci ha detto ieri che sono degli italiani che stanno facendo il giro di Itaca e anche di Kalamos e Kastos. Non sappiamo chi siano ma siamo molto contenti che ci sono sempre più persone interessate non solo al kayak ma anche al campeggio nautico (e anche italiani che preferiscono i viaggi spartani alla tintarella integrale). Non facciamo a tempo a formulare meglio quest'ultimo pensiero che compaiono dalla strada sterrata dieci escursionisti, italiani pure loro, che si siedono in spiaggia per una breve sosta. Hanno una guida che racconta loro delle bellezze storico-naturalistiche dell'isola e che ritroveremo in serata nella stessa taverna in cui anche noi finiremo per andare a cena. Proseguono di buon passo lungo lo sterrato da cui ieri è arrivato Giorgos e... noi siamo ancora in tenda!
Ci siamo resi conto solo oggi di avere superato il primo mese di viaggio.
Festeggiamo con un imbarco "ritardato": accampo scuse di ogni genere, dal guardare le api sugli eucaliptus al raccogliere pietruzze colorate, dal raccontare dell'astruso sogno che ha occupato buona parte della notte al proposito di visitare anche l'entroterra di Itaca. Mauro tace paziente e fuma una sigaretta dietro l'altra: sa che prima o poi ingrano la marcia e parto, lui deve solo attendere. Con pazienza.
All'una siamo in mare. Sotto una cappa di umidità che minaccia pioggia. Appena girato il capo esce il sole e ci lessa.
La leggera brezza da nord, oltre che contraria, è oggi molto gradita per due motivi: rinfresca l'aria altrimenti soffocante e riaccende l'isola dei suoi mille colori. Mauro sostiene che siano soltanto due, il blu del mare ed il verde della montagna, ma a me sembrano un caleidoscopio di sfumature di ogni tinta e... vedo cose che gli altri non vedono, come dice sempre il mio amico Raffaele. Come diceva sempre lui durante il viaggio in queste stesse isole nel 2009, il tempo in questi giorni è "variabile in intensificazione" e non si capisce bene che cosa succederà dopo.
Notiamo anche che, oltre alla folta schiera di barche a vela che solca il mare interno in ogni direzione, qualcuna persino con tutte le vele dispiegate benchè ci sia appena una bava di vento, transitano tra Itaca e Atokos molti traghetti di linea, navi da carico e piccoli battelli da crociere giornaliere, tutte imbarcazioni che non ci era ancora capitato di notare nelle giornate precedenti e soprattutto che non avevamo dovuto incrociare in mare. Il nostro amico scozzese Henry, che era con noi sia nel viaggio del 2007 che in quello del 2009, diceva sempre che quelle grosse barche erano la "fabbrica delle onde": provocavano frangenti così grossi che hanno più di una volta sommerso il suo giaciglio, lui che aveva l'abitudine di non montare la tenda e di stendersi a dormire accanto al kayak. La nostra ultima traversata da Atokos a Itaca è stata baciata dalla calma piatta assoluta, ma oggi sarebbe stata davvero tutta un'altra storia, in mezzo a questo incredibile ed insolito traffico marittimo.
Ma noi ci riteniamo più che fortunati e le nostre scelte dettate quasi solo dal caso si sono spesso rivelate le più giuste.
Ieri sera avevamo deciso di cenare con polenta e formaggio, non proprio il piatto ideale per una serata di inizio estate: il tempo ci ha assistito e la pioggia ci ha messo lo zampino, così il menù è stato più che perfetto per una notte sotto le stelle che sembrava ancora autunnale. Oggi che sono lenta più del solito, il sole rimane coperto dalla foschia brumosa per buona parte della mattinata e quando esce a scaldare l'aria e l'acqua si accompagna anche ad una leggera brezza fresca che rende molto piacevole la pagaiata lungo costa. Quando poi decidiamo di fare una breve sosta nella caletta del capo più settentrionale dell'isola, dove eravamo già sbarcati nei precedenti viaggi, ci ritroviamo circondati da cumuli di immondizia (più di quanto ricordassimo degli anni passati) ma scoviamo delle palle colorate e dei galleggianti arancioni e Mauro raccoglie persino un thermos in buone condizioni che ancora conserva le ultime gocce di un aromatico caffè. Lui trova solo cose utili, io invece...
Ci inoltriamo nell'ampio golfo di Afales, che prende il nome dal paesino arroccato sulla cresta della scogliera strapiombante, e ritroviamo le spiagge su cui avevamo fatto sosta e lungo le quali avevamo pagaiato. Così anche oltre l'ultimo capo e poi verso sud sotto un versante montuoso ricoperto solo di pini marittimi di un bel verde brillante. Riconosciamo infine il porticciolo di Polis, la nostra meta di oggi: se la kantina sulla spiaggia offre ancora soltanto bibite e piatti freddi, ci toccherà salire in paese, a Stavros, qualche chilometro su per i tornanti. E neanche ci dispiace troppo, perchè così possiamo cenare nella taverna più bella che ci era capitato di trovare all'ora, in una casina-museo dedicata a Che Guevara ed in un giardino abbellito di tanti reperti archeologici e preziose offerte del mare, come conchiglie, sassi forati e ricci. Insomma, un piccolo angolo ricco di meraviglie che ci aveva reso leggero il cammino, sia all'andata che al ritorno, benchè mio fratello si lamentasse continuamente perchè gli toccava non solo pagaiare controvento ma anche scarpinare in montagna: "dovevate dirmelo che non era una vacanza ma una gara di triathlon!"
La kantina ha solo bibite: saliamo in paese. Ma la nostra taverna preferita è scomparsa. Chiusa dietro la ruggine, l'incuria e chissà cos'altro.
Ci prende una punta di tristezza, vorremmo sapere cosa è successo, per quale motivo ha chiuso un posto così magico. Ma questo è anche il prezzo da pagare quando si ritorna negli stessi posti: le cose cambiano, non sempre in meglio.
Ci consoliamo nella taverna della piazzetta centrale, dove hanno allestito un bel plastico del palazzo di Ulisse che nel 2010 pare sia stato finalmente scoperto sull'isola di Itaca, a pochi chilometri dal paesino di Stavros. Pare perchè il dibattito storico-archeologico è ancora e sempre acceso sia sulla reale esistenza della reggia di Ulisse che sulla sua collocazione geografica proprio qui ad Itaca. Quella venuta alla luce qualche anno addietro è comunque una ricca residenza micenea con tanto di stanze per la servitù, magazzini ed opere di fortificazione. Una piccola cittadella isolata e calata nel silenzio dell'isola, che riaccende le speranze e che alimenta il mito.
Perchè Itaca è l'isola per antonomasia, il porto a cui tornare, l'isola ideale, "un salvagente mentale per affrontare il mare dell'esistenza".

4 commenti :

  1. E' sempre bello leggervi! Magari i proprietari della taverna preferita hanno chiuso di spontanea volontà e sono in viaggio in qualche parte del mondo! A prestooooooo

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  2. ora che ci siete VOI...diventa l'isola DEI MITI (nel senso plurale)
    un abbraccio con tanta invidia
    max

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  3. Un saluto dai 4kayak colorati del 7 giugno!siamo Elena, Emanuele, Marta e Nicola e abbiamo saputo della vostra presenza a Itaca tramite George di Vathi! Leggere la nostra storia nei vostri racconti è stato emozionante. Abbiamo preso ispirazione per la nostra avventura, anche dai vostri viaggi! Complimenti per il vostro sogno e un augurio speciale per la prosecuzione del vostro viaggio!

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  4. Il ristorante Polyphemus ha chiuso il 3 ottobre 2015 dopo 25 anni di attività. Monika e Lazaros non si sono arricchiti, ma in tutti questi anni hanno deliziato migliaia di turisti con la loro riproposizione di piatti della tradizione locale. Essi, innamorati come quando si conobbero tanti anni fa, vivono poco fuori Stavros, proprio sopra Polys Bay. Itaca è un'isola meravigliosa come le persone che la abitano.

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