SUMMER OPEN SEA KAYAK EXPEDITION...

... un altro lungo viaggio in Grecia...
prima le coste occidentali delle Isole Ioniche... quelle che più ci sono piaciute nei viaggi precedenti, e poi il periplo del Peloponneso.
Per noi è un viaggio aperto, sia per il tempo a disposizione che per altri kayaker che si vorranno unire a noi.
Partiremo ai primi di maggio e contiamo di finire entro settembre. Controllando la posizione che regolarmente pubblicheremo
sul blog e su Facebook, sarà possibile raggiungerci in ogni momento per far parte della squadra.
Tatiana e Mauro


Please use the translator on the left.
We're paddling most of the day and we don't have enough time to translate every single post...
We're confident you understand our position!

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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mercoledì 21 giugno 2017

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

Tatiyak SPOT
Latitudine:37.82256
Longitudine:20.63458
Posizione GPS Data/Ora:06/21/2017 18:18:43 CEST

Messaggio:Isole Ioniche e Peloponneso Kayak Tour 2017. Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/jvoQ7/37.82256N/20.63458E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=37.82256,20.63458&ll=37.82256,20.63458&ie=UTF8&z=12&om=1

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martedì 20 giugno 2017

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

Tatiyak SPOT
Latitudine:37.90827
Longitudine:20.70728
Posizione GPS Data/Ora:06/20/2017 19:09:56 CEST

Messaggio:Isole Ioniche e Peloponneso Kayak Tour 2017. Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

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lunedì 19 giugno 2017

Lumakakis quad tour in Cefalonia

Venerdì 16 giugno < > Lunedì 19 giugno 2017 - 41° < > 44° giorno di viaggio
Trapezaki - Trapezaki, Cefalonia (0 km in kayak = 353 km in quad!)
Vento variabile, sempre molto forte - mare mosso sul versante occidentale - 26°C
"Sorry for the noise, abbiamo quasi finito".
Veniamo svegliati dal frastuono assordante di due ruspe.
Il signore gentile che si presenta come il "presidente del villaggio" ci stringe la mano mentre siamo ancora in tenda. Ci dà il benvenuto alla spiaggia di Trapezaki e dopo altre due parole miste di inglese ed italiano torna a dare direttive in greco agli altri due. Le ruspe riprendono il lavoro.
In poco tempo raggiungono la nostra tenda, così vicino da far tremare tutto.
Stanno "pulendo" la spiaggia dalla posidonia: appena lo scopre mio fratello, che è uno degli ideatori del progetto Medonia, siamo certi che gli verrà un malore, come era già successo anni addietro a Maiorca, alle Isole Baleari. Purtroppo, la cattiva abitudine di togliere le alghe dalle spiagge sembra dura a morire anche sulle Isole Ioniche, benchè buona parte della costa di Cefalonia rientri nel piano di tutela comunitario Natura 2000.
"State pure, non c'è problema". Il ragazzo che muove il braccio meccanico ci lancia grandi sorrisi ogni volta che passa sopra ai nostri kayak con la benna carica di sabbia, sassi e posidonia. L'altro ragazzo si occupa di ammonticchiare tutto sotto il ciglio della strada, in collinette più alte e grosse di quelle che avevamo trovato qualche giorno fa al nostro sbarco sulla spiaggia. Sono tornati dopo una settimana per completare l'opera.
Al di là del dispiacere per la ferita inferta alla spiaggia e per la miopia nella gestione degli spazi pubblici, dobbiamo riconoscere che i tre personaggi sono stati estremamente gentili e cortesi nei nostri confronti: non si sono lamentati della nostra presenza, non ci hanno fatto spostare i kayak e non si sono neanche sognati di farci notare che non potevamo campeggiare in spiaggia. Si sono anzi scusati per il disturbo più e più volte, ci hanno rassicurato in mille modi che non avrebbero toccato i kayak e ci hanno pure chiesto come va in Italia con la crisi economica e politica, di cui qui sanno molto più di quanto noi non sappiamo della situazione greca.
Fortuna che noi avevamo sistemato i kayak nell'unico tratto di spiaggia in cui non c'erano monticelli di posidonia, nè impronte di pneumatici sulla sabbia. Le due ruspe lavorano per ore sotto la pioggerella fitta e leggera che cade per buona parte della mattinata. E' domenica, chissà perchè vengono a fare questa assurda pulizia proprio di domenica. Meno male che piove, altrimenti la polvere sollevata dalle ruspe ci avrebbe soffocato in pochi minuti e la sabbia mista ai fili di posidonia si sarebbe infilata dappertutto, in tenda ed in kayak. E siamo anche sopra vento, che in questa lenta mattina grigia e piovosa spira stranamente da terra, spingendo verso il mare aperto i gas di scarico neri e densi delle due ruspe. In fondo, siamo i soliti tipi fortunati!
Quando finalmente incontriamo Ivonne e Pavlos, i titolari di "Sea kayaking Kefalonia", raccontiamo loro della imprevista avventura in cui ci siamo trovati nostro malgrado coinvolti ed avviamo una lunga conversazione sul tema insieme agli altri ragazzi del gruppo. In una serata molto rilassata e ridanciana ritroviamo anche George Gazetas e la sua compagna, nonchè le due ragazze che lavorano come assistenti guide nelle escursioni giornaliere in kayak organizzate tutto intorno all'isola, una inglese e l'altra finlandese, ognuna con una storia personale e professionale talmente interessante ed articolata da lasciarmi letteralmente a bocca aperta. La compagnia è delle migliori e, come spesso succede in questi casi, finiamo a parlare di kayak per il resto del tempo...

Risveglio traumatico!
Ferro su ferro!
Il pacco!
Il faro di Argostoli
Selfie con il giardino della api sullo sfondo (il miele di timo è buonissimo!)
Riflessioni!
Pausa pranzo
Strani incontri...
La costa nord-occidentale e il promontorio di Asos
Le strade tortuose dell'isola
La nostra casa per sei notti!

L'isola di Cefalonia è molto bella (ci sembra di averlo già scritto, vero?!?)
Erano anni che speravamo di visitarla non solo lungo la costa ma anche nell'entroterra.
Finalmente coroniamo il nostro piccolo sogno noleggiando un quad, uno di quegli strani accrocchi meccanici su quattro ruote che a guidarli per pochi minuti fanno subito rimpiangere il kayak. La sella è tra le più scomode mai provate, il calore che sprigiona dal motore è uno dei più roventi di sempre ed il servo-sterzo inesistente rende ogni manovra tra le più difficili della nostra passata storia di motociclisti. In più, chissà come e perchè, hanno pensato di azionare l'acceleratore non con la manopola destra, come su ogni moto che si rispetti, ma con una levetta azionata con il pollice: inutile dire che dopo pochi chilometri le nostre povere dita eran già anchilosate!
Mauro l'ha subito definito un "tronchetto a quattro ruote", che va lentissimo e beve come una Ferrari.
Ma nonostante i suoi innegabili difetti, il tronchetto ci fa girare tutta l'isola o quasi.
Percorriamo in tre giorni distanze che in kayak sarebbero state impensabili.
E visitiamo luoghi che dal mare avevamo solo immaginato.
Cefalonia ha strade asfaltate alquanto dissestate su cui si incontrano quasi solo topi, serpenti, ricci, furetti e ramarri di un verde brillante. Ha anche una rete fittissima di strade sterrate che serpeggiano tra la macchia, che scendono verso il mare o si inoltrano su per le montagne. Ha dei punti panoramici tra i più spettacolari delle Isole Ioniche, disseminati un po' ovunque sia lungo la costa che nell'interno. Ci sono vallate ampie e verdi, gole strette e profonde, vette spoglie e battute dal vento. Ci sono campi coltivati, uliveti ovunque ci si volti, ovili dispersi nella macchia mediterranea. Ci sono moltissime arnie colorate disposte tra i muretti a secco, tantissime opuntie in fiore sui versanti soleggiati, innumerevoli chiesette bianche in ogni angolo. Non ci sono però i parapetti e guardare giù fa venire subito le vertigini.
Siamo tra i pochi visitatori dell'entroterra, ci sono ancora pochi turisti ed il traffico è inesistente.
Il primo giorno carichiamo il bauletto dei "preziosi ritrovamenti" da spedire a casa ed arriviamo alla posta centrale del capoluogo Argostoli giusto cinque minuti prima dell'orario di chiusura: la signora dietro lo sportello parla solo greco ma è di una gentilezza così spontanea che, benchè sia un caldissimo venerdì pomeriggio, ci tratta come dovessimo inviare una lettera di vitale importanza, e non un pacco di dimensioni spropositate pieno di cianfrusaglie. Il secondo giorno riempiamo il bauletto dei sacchi a pelo e dei vestiti da lavare: speriamo di trovare una lavanderia automatica ma sembra che sull'isola non ce ne sia nemmeno una, neanche nei due porti principali, e alla fine ci ritroviamo a fare il bucato in spiaggia e a stenderlo tra la parete calcarea e le montagnole di posidonia. Il terzo giorno usiamo il capiente bauletto per fare spesa e per riportare in kayak tutto l'occorrente per sopravvivere in mare per i prossime giorni: pane secco, frutta secca, sughi pronti per il riso ed il cous-cous, barrette energetiche di sesamo e miele, olive e grissini al sesamo per gli aperitivi che tanto ci piace fare appena sbarcati. Il quarto giorno, invece, lo passiamo al bar sulla spiaggia, quello che ci era sembrato pretenzioso il primo giorno ma che da allora ci ha visto spesso sederci tra i suoi tavoli bianchi: abbiamo riconsegnato il quad e riposiamo le stanche membra all'ombra e al fresco, aspettando di ritrovare i nostri amici di kayak.
Durante una di queste nostre scorribande, ci è pure capitata la cosa più strana di tutte: per attraversare il golfo interno di Argostoli, e soprattutto per sottrarci alla tortura di altri 40 chilometri sul tronchetto a quattro ruote, prendiamo la via del porto e a Lixouri ci imbarchiamo sul traghetto che ci riporta al capoluogo, noi ed il tronchetto. Su quella trasandata "ciabatta del mare" ci viene spontaneo fare questa riflessione: noi di solito traversiamo in kayak tra due isole diverse, anche lontane tra loro, mentre qui a Cefalonia ci ritroviamo a prendere il traghetto per tagliare il golfo!
E comunque restiamo della nostra solita idea: la terra vista dal mare è molto più bella!!!

giovedì 15 giugno 2017

Due giorni col vento in poppa!

Martedì 13 giugno 2017 - 38° giorno di viaggio
Paralia Petani - Konoupetra, Cefalonia (23 km)
Vento NW 12-17 nodi (F4-5) - mare da calmo a mosso - 25°C
Alla fine in questo posto ci passiamo 24 ore filate.
Petani è una baia spettacolare, una di quelle da cartolina.
Ed i tre ragazzi allegri e scanzonati che gestiscono la taverna più ombreggiata della spiaggia sono un vero spasso: ci accolgono con tutti gli onori e ci trattano come due di famiglia, tanto che finiscono per coccolarci e viziarci sia la sera del nostro arrivo che la mattina della nostra partenza. Insistono per farci restare a dormire sotto il loro capanno di foglie di palme, sul tavolato perfettamente livellato che corre tutto intorno al bancone del bar: il posto migliore è quello tra il divanetto ed i frigoriferi, anche se quando ripartono di notte per raffreddare le bibite fanno vibrare così tanto la tenda ed i materassini che ogni volta il mio cuore perde qualche battito. Lasciano aperto il bagno, ci offrono una bottiglia d'acqua fresca e si incaricano persino di comprare dell'altro tabacco per l'Uomo di Ferro, che nel frattempo ha fumato tutto il fumabile, scroccando sigarette anche alla barista. La mattina dopo siamo i primi ad occupare i tavolini della terrazza panoramica, ancora prima che arrivino i tre ragazzi carichi di borse, borsoni e tabacco: chiediamo due caffè frappè glikò me gala, il caffè shakerato tipico dell'estate greca, con zucchero, latte e cubetti di ghiaccio, e facciamo colazione quando è quasi l'ora di pranzo, come è il nostro solito in questo lento e rilassato viaggio da pensionati nelle Isole Ioniche.
Vista la cortesia e la confidenza, lasciamo ai tre ragazzi uno dei nostri bigliettini da visita, quelli che Mauro ha preparato prima di partire col logo del viaggio, i nostri nomi ed il link del blog: la ragazza ci chiede per quanto tempo rimarremo in Grecia e alla nostra risposta decisa guarda il biglietto, guarda noi e poi ripete con aria sempre più sognante e per ben cinque volte "September!". Quando le reazioni sono così partecipate ci affrettiamo sempre a precisare che abbiamo tutto questo tempo a disposizione perchè stiamo festeggiando il pensionamento dell'Uomo di Ferro (tacendo sul fatto che si tratta del secondo festeggiamento, dopo quello dell'estate passata alle Isole Cicladi!): a questo punto le reazioni diventato entusiastiche, con tanti auguri e complimenti rivolti a Mauro e troppi sguardi ammirati e invidiosi rivolti a me. Forse dobbiamo cambiare strategia.
Non ci decidiamo a ripartire fino alle due del pomeriggio, quando il sole è alto in cielo, il mare è pieno del Blu Cefalonia e l'aria è calda e immota come se ci avessero chiuso in una serra. Le previsioni annunciano il solito vento da nord-ovest, in aumento per il pomeriggio: al momento, in questa cala riparata non si muove una foglia e l'unico modo per trovare refrigerio dal gran caldo è farsi un bel bagno in mare.
Appena in acqua, subito fuori dalla baia, ritroviamo i due francesi sul kayak doppio rosso: ci scambiamo qualche impressione sulla costa e ci diamo appuntamento alla prossima tappa. C'è una strada sterrata che corre a zig-zag lungo il versante scosceso della collina che chiude a sud il golfo di Petani e che protegge una piccola spiaggetta deserta su cui non c'è nessuno, nemmeno un gabbiano, forse a causa delle frane che lambiscono le sue due estremità, specie quella aperta sulle dodici isolette rocciose che si allungano in mare e che saranno nate dopo chissà quale sommovimento terracqueo.
Tutta la scogliera che corre fino al capo successivo è scoscesa e dirupata, alta e remota, deserta e selvaggia: non ci sono case nè strade, solo vallate verdeggianti e frane continue che cancellano il vecchio e modellano il nuovo. La spiaggia di Platia Ammos, una tra le più famose e conosciute dell'isola, è rimasta completamente isolata perchè è andata distrutta, dopo chissà quale terremoto, la scalinata che avevamo percorso nel 2007 e ce scendeva dall'alto del sentiero costiero fino giù al livello del mare, con tanto di corrimano nei punti più esposti e tante rampe quanti i salti tra le rocce, tutti spezzoni che ora penzolano nel vuoto oppure indicano il vecchio tracciato non più utilizzabile. Ora Platia Ammos è raggiungibile solo dal mare ed il mare la farà ancora più grande e più bella di prima. Con un altro po' di tempo. Torneremo a controllare lo stato di avanzamento dei lavori.
Per il momento, proseguiamo lungo la costa occidentale di Cefalonia fino oltre il faro di Akrotiri Geroukompos, bianco e slanciato ed imponente che spicca con la sua cupola verde-ramata sulla scogliera rocciosa e rosata che pian piano, da alta e lineare diventa più bassa e frastagliata, fino a perdersi in mille piccole calette ridossate e piene di cavità, anfratti e grotticelle dove potrebbe valere la pena di perdersi per giorni interi.
Noi ci fermiamo per una breve sosta a Paralia Langadakia per cercare di sottrarci per qualche momento alla furia del vento.
E' arrivato il nord-ovest, con appena un'ora di ritardo. Valeva la pena aspettare in spiaggia a Petani!
Il mare si gonfia per bene, come piace a noi, ed in poco tempo diventa un bellissimo parco giochi.
Le onde salgono fino ad un metro e si ricoprono di crestine spumeggianti, le raffiche sbuffano tanto da spingerci in avanti sempre più veloci e da farsi sentire persino sulla pagaia, l'acqua intorno ai nostri kayak prende a ribollire e a ricoprire sempre più spesso i nostri ponti. Non dobbiamo più preoccuparci di rinfrescare il pannello solare, protetto nella custodie stagne e trasparenti che si arroventano sotto il sole greco. Non dobbiamo più preoccuparci neanche di pagaiare, quasi, tanto è grosso il mare di fondo che incalza i nostri Voyager e che li fa correre veloci a tre nodi anche senza mai immergere la pala in acqua. Non dobbiamo fare altro che prendere l'onda e andare.
E' sempre un piacere navigare col mare di poppa.
Il vento è così forte che schiaccia le onde, le rende irregolari e nervose ma energiche e vigorose al tempo stesso, così potenti da regalare la sensazione di procedere gratis, senza sforzo apparente, solo col pensiero. Che è poi il pensiero fisso di tenere il ritmo del mare, il tempo giusto col suo sali-scendi, il passo sincronizzato con le onde. Il pensiero di volare nel vento che diventa l'illusione di farsi vento, il pensiero di volare sul mare che diventa l'emozione di farsi mare, onda tra le onde, spruzzo tra gli spruzzi. Il kayak fila veloce come attirato da una forza magica, la pagaia entra leggera come mossa da una energia misteriosa, il corpo diventa lieve come svuotato del suo peso reale. E' tutto un fluire nell'acqua ed un aleggiare nell'aria, un rimescolamento continuo di solidi e di liquidi, di blu e di bianchi, di gocce salate e di carezze fruscianti. L'alito del mare sussurra di andare, di correre, di planare. E noi andiamo, corriamo, planiamo. Felici come bambini, liberi nell'immensità del mare, vitali nel suo soffio vitale.
Così maciniamo miglia su miglia quasi senza accorgercene, in pochi minuti superiamo un capo dopo l'altro e prima del previsto giungiamo a destinazione. Che bellezza quando si può navigare così, leggeri e veloci, sfruttando la forza del vento e risparmiando energie preziose. Che poi le energie si rigenerano col vento e anche le idee si riordinano: i pensieri negativi scompaiono, le paure ataviche evaporano e resta solo un senso profondo di generale benessere.
Quando rivediamo la spiaggia rossa di Konoupetra quasi torniamo indietro nel tempo.
Tutto è ancora vivido nei nostri ricordi, il paesaggio, i colori, le suggestioni. Tutto è come l'avevamo lasciato anni addietro, tutto è rimasto identico. O quasi, perchè anche qui le frane hanno inciso le pareti di argilla che in molti punti sono precipitate in mare, sgretolandosi come in tutto il resto dell'isola. Ma qui il contrasto è tanto più evidente perchè la scogliera è di un bel grigio perla, molto intenso specie con la luce radente del tardo pomeriggio, mentre la spiaggia è di un rosso mattone, altrettanto intenso e compatto specie quando ci si affonda dentro fino alla caviglia.
Pagaiamo ammirati e contenti oltre il piccolo porticciolo ricavato dietro il Capo di Akrotiri, che in greco significa proprio "Capo" e che è come dire che è il promontorio tipo, il Capo dei Capi, anche se è basso ed anonimo, però situato in posto strategico, messo lì per dividere la costa roccisa e frastagliata che caratterizza il resto dell'isola, da questo tratto di spiaggia rossa, così speciale e spettacolare che noi l'abbiamo da sempre chiamata "La Luna".
E' un paesaggio lunare quello che si allunga attorno alla laguna di Xi, un luogo incantato con l'acqua bassa e dorata, contornato da questi spicchi argentati che si sciolgono in rughe irregolari laddove il terreno dilavato dall'acqua e dall'aria si trasforma in una serie di calanchi che si inoltrano tra campi coltivati, mulini a vento e nuove residenze turistiche. Il porticciolo è segnalato da una luce arancione dei lavori in corso ed è grande abbastanza per accogliere soltanto una decina di piccoli pescherecci. La lunga spiaggia di sabbia rossa, invece, è divisa a metà da un basso promontorio roccioso, sempre di colore rosso, e le due parti hanno anche due anime differenti, quella ad ovest più dimessa e naturale, quella ad est più attrezzata ed organizzata, con locali sul mare, ombrelloni e servizi vari. Noi ovviamente sbarchiamo nella parte selvaggia. Passeggiamo sulla battigia fino alla taverna che campeggia all'estremità, ma benchè gli ombrelloni azzurri siano già tutti ben piazzati a pochi passi dal mare, i tavolini allestiti sul belvedere non sono ancora pronti a ricevere commensali. Dobbiamo quindi ripiegare sulla nostra cambusa e rientriamo al campo base per la stradina sterrata che corre tra gli ulivi secolari, i campi di carciofi e di cipolle e le piante di vite che mai abbiamo visto così basse e generose, con tanti grappoli ancora verdi ma che preannunciano una vendemmia abbondante.
La luna rossa sorge tardi alle nostre spalle e se la gode solo l'Uomo di Ferro, mentre fuma l'ultima sigaretta.

La terrazza panoramica sulla baia di Petani
Il bar-taverna "La vida loca" a Petani
Nei pressi di Platia Ammos...
Il faro di Akrotiri Geroukompos
La breve sosta a Paralia Langadakia
L'arrivo sulla Luna: la spiaggia di sabbia rossa di Kounopetra

Mercoledì 14 giugno 2017 - 39° giorno di viaggio
Konoupetra - Trapezaki, Cefalonia (28 km)
Vento NW 12-15 nodi (F4) - mare da calmo a poco mosso - 26°C
La Luna al mattino si ricopre di altri colori.
La sabbia sembra rosa, non più rosso mattone, e le pareti di argilla sembrano bianche, non più grigie.
Il mare è invece più scuro, tendente al Blu Cefalonia, come nel resto dell'isola.
E' incredibile come una stessa regione offra panorami tanti diversi: in questo versante occidentale di Cefalonia si incontrano verso nord delle spiagge di ciottoli bianchi, grossi come uova di dinosauro oppure fini come il riso, che si infilano tra le alte pareti rocciose ricoperte di vegetazione lussureggiante e incise da profonde vallate ombreggiate; scendendo verso sud, invece, la costa scende gradualmente e alla fine si trovano delle spiagge di sabbia rossa e fine che non si capisce bene da dove sia arrivata. L'entroterra corre basso che non si vede la fine e poco oltre si apre un golfo interno che anche nelle giornate di vento è calmo come un lago.
I due francesi del kayak doppio rosso sono venuti a parcheggiare il loro furgone proprio sulla nostra casa per una notte. C'è una piccola gola tra i picchi triangolari di argilla, ed uno slargo proprio sul mare che chiamare parcheggio è fargli un complimento, perchè ospita appena una decina di auto, quasi tutte e quasi sempre di locali. Vediamo sbucare la prua del kayak tra le agavi in fiore e poco dopo vediamo scendere in spiaggia i due pagaiatori in abiti civili: sembra essere il nostro ultimo incontro, perchè ci chiedono di Zante e della possibilità di andare a visitare l'isola, cosa che noi sosteniamo con ardore perchè la costa occidentale è una delle più interessanti dell'arcipelago, con tante di quelle grotte che ad entrare in tutte si perde il conto. Noi restiamo ancora un poco a goderci la calma del mattino, prima che la spiaggia si riempia di persone.
I greci sembrano apprezzare molto il loro mare e, a quanto ci è dato vedere, lo "usano" in maniera molto più immediata e creativa di noi italiani: non cercano ombrelloni e sdraio, non disdegnano luoghi isolati, anzi li animano con cani e bambini, non scappano dopo un bagnetto veloce ma passano in spiaggia interi pomeriggi, a chiacchierare e ridere e fumare, come le cinque mamme abbronzate che siedono accanto al nostro accampamento, che buttano un occhio ai marmocchi che giocano poco oltre mentre mangiano ciliege (sono già pronte le ciliegie?!?) e che trascorrono il resto del tempo in ammollo, col cappello ben calato sul viso a proteggere la vista dalla luce accecante.
Sembra finalmente arrivata l'estate vera, quella calda e asciutta.
La Luna è una delle spiagge dell'isola apprezzata anche dalle tartarughe Caretta caretta che qui vengono a deporre le uova e che qui sono protette dai volontari che ogni mattina passano in rassegna i nidi, segnalati da bastoncini infissi nella sabbia e da cartelli esplicativi.
Lasciamo la Luna in tarda mattinata, come ormai è nostro solito, ma anche stavolta aspettare ci va bene.
Appena oltre il capo che delimita il golfo interno facciamo una breve sosta per sgranchire le gambe, dopo appena un'ora di pagaiata. L'acqua è immota perchè il vento non raggiunge quest'ansa protetta, ma appena fuori il vento già imbianca il mare. Sappiamo già, per averla visitata nel 2007, che l'ampia laguna di Argostoli, il capoluogo dell'isola di Cefalonia, non è di particolare interesse canoistico perchè la costa corre bassa, lineare ed anonima verso l'interno, le paludi e la piccola pianura contornata di colline brulle. Sappiamo anche che la cittadina non è molto attraente perchè la ricostruzione post-terremoto non ha mantenuto quasi nulla della precedente architettura locale e perchè il ponte che corre sul braccio più interno del golfo ostruisce il passaggio anche alle imbarcazioni più piccole e giungendo in kayak si è costretti a sbarcare in porto.
Scegliamo così di tagliare verso est e di lasciarci alle spalle questo tratto dell'isola.
Tagliamo anche un paio di spiagge attrezzate che fanno già bella mostra non solo di sdraio e ombrelloni ben allineati sulla spiaggia ma anche di boe colorate in mare, intorno alle quali scorrazzano per tutto il giorno piccoli motoscafi che traino banane gonfiabili, riempiendo l'aria all'intorno di gridolini terrorizzati dei bagnanti e di rumori assordanti dei motori.
Come spesso accade, però, basta "girare l'angolo" per ritrovarsi soli ed in silenzio.
Le spiagge che si susseguono fino all'aeroporto sono deserte ed isolate, raggiungibili solo dal mare, perchè la scogliera non offre passaggi comodi agli escursionisti, e raggiungibili solo in kayak, perchè gli scogli disseminati lungo la costa non lasciano transitare tranquillamente altre imbarcazioni. E' tutto un susseguirsi di piccole isolette sparse, di secche affioranti e di angolini protetti da sguardi indiscreti.
Sfruttiamo così il vento che ancora soffia di poppa e scivoliamo veloci e silenziosi oltre il capo di Agia Pelagia, oltre l'aeroporto, oltre le spiagge attrezzate. Anche qui facciamo un tuffo nel passato e ritroviamo i luoghi del nostro primo soggiorno su Cefalonia.
Solo che tutto è cambiato, le frane hanno mangiato tratti di costa e ridisegnato il profilo dell'isola: eravamo tutti emozionati all'idea di ritrovare una piccola "cava di quarzo" che avevamo individuato nel 2007, un affioramento di lame sfavillanti che avevano subito attirato la nostra attenzione e che ci avevamo richiamato a terra per raccogliere e conservare uno dei primi "preziosi ritrovamenti" della nostra collezione. Invece la cala dove avremmo tanto voluto fare rifornimento di quarzo è completamente cambiata, ricoperta di frane in ogni dove, con le spiagge ridotte al lumicino e con un aspetto talmente diverso che per qualche lungo momento pensiamo di essere arrivati su un'isola nuova.
Dopo pochi chilometri, invece, ritroviamo la nostra Cefalonia: il capo di Liakkas si apre in un piccolo arco naturale, in cui possono transitare due kayak, uno dietro l'altro perchè lo spazio è angusto, facendo attenzione a manovrare tra gli scogli affioranti e le grotte così basse da doversi piegare fino a toccare il ponte anteriore. L'acqua è così trasparente che si vedono bene gli scogli piatti che scivolano in mare aperto e la navigazione è sicura anche in una giornata ventosa come quella odierna. Deve averlo comprato una multinazionale, questo capo straordinario di Cefalonia, perchè sugli scogli attorno all'arco sono disseminati in ordine sparso degli ombrelloni col cappello di paglia e delle sdraio in legno tipiche dei resort di gran lusso. Peccato.
Poco oltre incrociamo il traghetto di linea che fa la spola tra Cefalonia e Zante: è ancorato al piccolo molo che la mappa dice essere un porto ma che noi fatichiamo a considerare tale, aperto com'è sul braccio di mare tra le due isole e dotato soltanto di un paio di bitte per l'attracco. Un altro piccolo promontorio ed un altro piccolo porticciolo, qualche taverna nascosta tra il verde degli alberi fruscianti e l'ombra delle tettoie di paglia, e poi finalmente avvistiamo la nostra spiaggia finale.
Col vento in poppa abbiamo coperto distanze che pensavamo ci avrebbero richiesto più tempo.
Sbarchiamo a Trapezaki per un motivo ben preciso: la base di Sea Kayaking Kefalonia è proprio qui.
Il piccolo borgo di Trapezaki corre lungo l'unica strada che taglia a metà la collina e noi ci arrampichiamo volentieri lungo i primi tornanti per andare a trovare i nostri amici di kayak. Manchiamo l'incontro di poco, noi che inciampiamo in una taverna col terrazzo sul mare e loro che passano avanti e indietro coi kayak sul carrello e sul tetto dell'auto. Forse domani. O chissà quando, non importa, gli incontri random sono i nostri preferiti.

La nostra casa per una notte sulla Luna
Il golfo interno di Argostoli
La breve sosta a Paralia Agios Georgios... 
Il passaggio interno ad Akrotiri Lakkas
Il regalo di Susie e Dave!

Giovedì 15 giungo 2017 - 40° giorno di viaggio
Trapezaki - Trapezaki, Cefalonia (0 km)
Vento W 5 nodi (F2) - mare calmo - 26°C
La notte è secca e tranquilla.
Forse per la pancia piena della cena luculliana. Forse per la brezza che soffia ancora fino a tardi.
Il mare davanti alla nostra tenda è occupato dal profilo di una porta-container ancorata al largo già da ieri, perchè vedevamo il bagliore arancione delle sue luci notturne anche dalla spiaggia rossa della Luna. C'è anche un gruppetto di isolette sparse, tra cui spicca quella più grandicella di Panagia Diotissa, con una chiesa bianca tra gli alberi, più grande delle solite chiesette bianche perchè il suo puntino chiaro spicca anche da lontano. Al mattino l'orizzonte si chiude e tutto d'un tratto scompare l'isola di Zante, vicina abbastanza da essere visibile in tutta la sua estensione. Una fitta nebbia bianca, avvolgente ed umida, si sposta veloce sul mare e in pochi minuti cancella anche il promontorio di fronte a noi.
Aspettiamo che torni a farsi vedere l'isola.
Poi ci trasferiamo in taverna, quella sul mare che ieri avevamo scartato perchè ci era sembrata troppo pretenziosa. Ma col sole a picco, che alla fine dirada la nebbia ed infuoca la spiaggia, non ce la sentiamo proprio di risalire in paese. Ci accomodiamo su uno dei tavolini all'aperto, sotto l'ampia tettoia affacciata sul mare e ci mettiamo al lavoro: scriviamo delle mail, aggiorniamo il blog e soprattutto consumiamo un caffè frappè dietro l'altro. Fino all'ora di cena, che anticipiamo al tardo pomeriggio, perchè dopo una colazione ritardata alla tarda mattinata ci ritroviamo affamati fuori orario.
Approfittiamo del giorno di sosta per riparare le cose che in questi primi 40 giorni di viaggio hanno dato i primi segni di cedimento strutturale: il cuscino gonfiabile di Mauro, che si è tagliato in più punti in corrispondenza delle saldature centrali e che ha richiesto più mani di colla neoprene; Il suo paraspruzzi logoro e largo, che alla fine ha mostrato controluce un punto di usura dello strato di neoprene interno e che pure ha richiesto l'uso ripetuto della miracolosa colla neoprene; il mio materassino auto-gonfiabile che, dopo tre lunghi viaggi estivi, ha scelto di deformarsi proprio questa mattina, gonfiandosi in maniera tale da diventare ormai inutilizzabile (anche se ho deciso di provare ad usarlo ancora, sgonfio e adagiato sopra all'altro materassino gonfiabile di riserva: vedremo se non precipito di sotto nel cuore della notte!); la mia lavagnetta per gli appunti, quella che tengo sempre sul ponte anteriore del kayak e che mostra da giorni una crepa preoccupante che necessita di un intervento urgente a base di attack; la linguetta del tappo di un terzo gavone, quella in cui passa la cimetta per aprirlo facilmente, perchè si è spezzata proprio in corrispondenza del foro, forse per il caldo o forse per l'usura. Mauro si decide anche, oltre ogni mia aspettativa, a celebrare i funerali dei suoi primi pantaloncini rossi, quelli che da epoca immemorabile lo accompagnavano in tutti i suoi viaggi estivi in kayak, da almeno una decina d'anni, ma così logori da essersi strappati in troppi punti e da non poter più essere riparati. Sistemiamo in qualche modo anche gli occhiali da sole: in un giorno solo, appena iniziato il viaggio, abbiamo rotto le stanghette di tre paia di occhiali e adesso li teniamo appesi al cappello con la stanghetta superstite, sperando che tenga almeno quella.
Insomma, mentre aspettiamo di incontrare i nostri amici di kayak abbiamo un sacco di lavoretti da fare.
Ed un sacco di informazioni da dare: due inglesi ci raggiungono con passo deciso e ci chiedono, a noi che siamo in kayak, notizie precise sulla scuola di kayak di Cefalonia.
E possiamo anche prenderci il tempo necessario sia per calcolare quanti chilometri a piedi abbiamo percorso in questa prima parte del viaggio che di ricalcolare quanti chilometri dobbiamo ancora percorrere in kayak per portare a termine la circumnavigazione del Peloponneso, la nostra prossima meta dopo la traversata sulla vicina isola di Zante. E anche di predisporre la spedizione a casa del primo pacco di "preziosi ritrovamenti", che conta ormai molti pezzi e molto vari, tra spugne, ricci, conchiglie e qualche sassolino che ha ottenuto un visto speciale per salire a bordo, oltre alcuni rapala e pezzi di sughero per la mia collezione di pescietti, dei piccoli galleggianti colorati, qualche pallina di plastica e persino tre cucchiaini da neonato che l'Uomo di Ferro sostiene siano ormai marci ma che raccontano ancora un sacco di cose. Vogliamo rispedire indietro anche alcuni pezzi dell'attrezzatura che non useremo più (e che abbiamo usato davvero pochissimo anche nei primi giorni di viaggio), come i pantaloni semi-stagni e l'intimo autunnale, troppo pesanti per questa estate greca che sembra finalmente scoppiata: in questo modo sembra che anche l'Uomo di Ferro riesca a sopportare meglio il peso del pacco postale, che chissà quanto ci costerà in francobolli questa volta...
Ecco, rimaniamo in zona per qualche giorno ancora: vogliamo approfittare della sosta per fare un bucato (ormai indispensabile!) e vogliamo anche visitare l'interno dell'isola di Cefalonia, per farci un'idea migliore del posto che potrebbe diventare la nostra casa per i prossimi anni.
Questa è una zona strategica, sia perchè possiamo lasciare i nostri due Voyager accanto ai kayak della scuola del posto e sia perchè possiamo partire dal sud dell'isola per traversa su Zante e ancora perchè da qui possiamo risalire verso nord per esplorare ogni angolo di Cefalonia, che per noi resta la più bella isola del Mediterraneo!
E' anche l'isola dei regali e delle emozioni: la coppia di inglesi che avevamo conosciuto quando abbiamo incontrato George ed il suo gruppo, impegnati in un'escursione giornaliera nel nord di Cefalonia proprio mentre noi passavamo da quelle parti, arriva oggi nella taverna sul mare dove noi stiamo trascorrendo la giornata. Susie e Dave ci dicono che il nostro viaggio ha fatto ricordare loro quello di due kayaker che sul finire degli anni Ottanta hanno pagaiato lungo la costa canadese del pacifico. Hanno letto (per ben due volte ciascuno!) il libro di David Johnston e Krista Nicholson e se lo sono pure portato con loro a Cefalonia: Susie ci dice di averlo letto per la prima volta a scuola e... beh, alla fine ce lo regalano, con tanto di dedica! Il Libro comincia così: " The idea of a long kayak journey was conceived over a few pints in a Lake District pub...", che è proprio un inizio avvincente per un'avventura che ci terrà di certo impegnati nei prossimi giorni!
Un regalo speciale e personale: un regalo perfetto per suggellare i primi 4 giorni di viaggio!

mercoledì 14 giugno 2017

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martedì 13 giugno 2017

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lunedì 12 giugno 2017

Incontri di terra e di mare

Sabato 10 giugno 2017 - 35° giorno di viaggio
Asos - Paralia Fteri, Cefalonia (21 km)
Vento NW 10 nodi (F3) - mare poco mosso - 26°C
Lasciamo il paesino di Asos quando è ormai scoccato mezzogiorno.
Tutto sembra ancora immerso nel sonnecchioso mattino greco, quando la vita comincia in modo ancora più lento del nostro.
Salvo qualche coppia che si arrampica su per il sentiero lastricato che in due chilometri conduce ai resti della fortezza veneziana, e le solite tortore che a decine scandiscono il tempo col loro monotono verso ripetuto, non c'è nessun altro in giro. Nè a terra nè in mare.
Giriamo intorno al promontorio roccioso di Asos in meno di mezz'ora, assistiti dalla leggera brezza fresca che si è già alzata di primo mattino.
Proseguiamo indisturbati e soli verso la famosa spiaggia di Mirtos, una lunga lingua di sabbia chiara diventata una delle più frequentate dell'isola per via delle sue acque turchesi. In realtà, si tratta di una tonalità del tutto particolare, un po' lattiginosa e un po' cristallina, che si dovrebbe forse definire Blu Cefalonia: sono le rocce bianche sbriciolatesi in mare che rendono l'acqua di questo colore tanto particolare. Le frane provocate dai frequenti terremoti rinnovano di continuo queste sfumature così corpose. L'ultima volta, nel gennaio 2014, un masso è precipitato giù dal monte all'altezza della strada costiera, si è portato appresso mezzo versante e ha sommerso uno dei parcheggi della spiaggia. Meno male che non c'era nessuno seduto in macchina a guardare il mare. La frana ha aperto una spaccatura bianca nella montagna, visibile anche da grande distanza, e soprattutto ha ostruito una buona parte della zona settentrionale della spiaggia, che si è quasi ridotta della metà. E per l'altra metà rimane piena di auto e bagnanti.
Non sbarchiamo a Mirtos neanche questa volta, come già ci era capitato negli altri viaggi del 2007 e del 2009.
Proseguiamo verso sud lungo la costa rocciosa e martoriata di Cefalonia.
Le frane si susseguono senza soluzione di continuità e molte delle spiagge che Mauro aveva individuato durante la programmazione del viaggio grazie alle mappe satellitari sono ormai definitivamente sepolte sotto giganteschi ammassi triangolari di rocce sgretolate. Trovare un punto di sbarco sicuro sembra impresa vana e così proseguiamo per 14 chilometri filati fino alla lunga e bella spiaggia di Agia Kiriakis. E' talmente bella che potrebbe tranquillamente competere con la più nota e vicina Mirtos, ma per fortuna ancora nessuno la conosce: c'è solo una taverna ben mimetizzata tra le canne e gli oleandri, con cinque file di ombrelloni tondi col cappello di paglia che arrivano fin sulla battigia. L'acqua è di un Blu Cefalonia ancora più invitante di quella di Mirtos. E la sabbia è perfetta, di una granulometria invidiabile: sono tanti sassolini bianchi e piccoli come il riso, che non si attaccano ai piedi e non volano negli occhi, e camminarci sopra è un piacere unico perchè ad ogni passo regalano un massaggio plantare completo e rigenerante. E non c'è (quasi) nessuno.
L'aria è talmente immota e la temperatura talmente giusta che ci decidiamo a fare un bagno con shampoo. E a metterci a nuovo per il pranzo.
Una ragazza bionda dagli occhi azzurri come il mare ci serve insalata greca, tzatziki e tzipouro, il nostro pasto odierno.
Risaliamo in kayak un po' brilli, dopo oltre due ore e duecento foto dallo sbarco.
Dobbiamo pagaiare per poco: sappiamo già dove andare, appena oltre il porticciolo all'altra estremità della spiaggia del mare più bello.
E' proprio qui che incrociamo la rotta con un kayak doppio rosso con a bordo due simpatici francesi che pagaiano in sincronia perfetta. Sono ammirevoli: l'unica volta che Mauro ed io abbiamo provato ad usare un doppio, per un'escursione giornaliera nel porto di La Valletta a Malta, mancava poco che ci prendessimo a pagaiate sui denti, per quanto diverso è il nostro modo di pagaiare e di navigare, uno che vuole virare a destra e l'altro a manca e uno che inclina di qua e l'altro di là. Da quella volta abbiamo capito che non siamo fatti per il doppio, che ognuno deve avere la propria barca e soprattutto che abbiamo due frequenze nella pagaiata completamente differenti. Guardiamo i francesi con un misto di rispetto e di invidia e loro devono percepire qualcosa perchè ci salutano con due mani al cielo, una per uno, e due grandi sorrisi complici, uno per uno.
Belli questi incontri imprevisti in mare, che sempre ti ricordano e ti insegnano qualcosa.
Doppiamo il capo e con la stessa meraviglia degli altri viaggi restiamo a bocca aperta davanti al panorama della "nostra" cala per una notte.
Sono triangoli bianchi di scogliere strapiombanti, come fossero state tagliate col coltello. Hanno la cresta ricoperta di vegetazione lussureggiante e di tanto in tanto si intravedono alla base delle frane che hanno ostruito parte delle spiagge. Con un po' di tempo e di mareggiate le spiagge torneranno più lunghe e più ampie di prima, grazie proprio a quelle frane. Non c'è una costruzione nel raggio di chilometri e tutto questo tratto di costa è rimasto selvaggio e disabitato. Uno splendore di costa, non c'è che dire.
Le nostra spiaggia, invece, non è ricoperta dalle frane perchè si apre alla foce di un torrente stagionale: è incoronata dalla macchia mediterranea e ricoperta da un quantità imbarazzante di plastica colorata. Non ci penso due volte e, appena sbarcata, mi metto a raccogliere ogni cosa come una indemoniata: accatasto tutto al centro della spiaggia, abbastanza lontano dal greto del torrente ma abbastanza in vista per essere visibile dal mare, nella speranza che qualche abitante della zona arrivi con una barca a motore per portarsi via ogni cosa. Stavolta non cerco di fare il pieno di preziosi ritrovamenti, anche se tra l'immondizia spunta qualche conchiglia viola con delle striature incredibili, a riprova del fatto che c'è sempre del bello in ogni cosa, anche nella spazzatura che sporca le spiagge. Trovo anche una decina di galleggianti di diverse dimensioni (chissà perchè ne fanno di così tante misure differenti... e chi è che li produce, tutti questi galleggianti diversi?): ci costruisco un mini-inukshuk-greco, un omino di galleggianti che ricorda quello di pietre usato dagli Inuit per segnare il cammino oppure per cacciare le renne che, miopi come pochi altri animali, confondono queste strutture artificiali per uomini in carne ed ossa e scappano verso burroni o altre zone prescelte dai cacciatori.
Mauro mi chiama per montare la tenda ma lo faccio aspettare fino al tramonto. La "nostra" spiaggia per una notte ritorna pulita in meno di due ore, fatti salvi i galleggianti e le conchiglie viola, a dimostrazione del fatto che basta poco, davvero poco, per rendere il mondo un posto più pulito!

La schiuma prodotta dall'ultima mareggiata
La fenditura sul versante occidentale del promontorio di Asos
L'ingresso nello spettacolare golfo di Fteri
La nostra casa per una notte a Fteri
L'incontro con il gruppo di George
Blu Cefalonia!
La grotta senza uscita ad Akrotiri Kartergaki

Domenica 11 giugno 2017 - 36° giorno di viaggio
Paralia Fteri - Paralia Atheras, Cefalonia (11 km)
Vento W 10 nodi (F3) - mare poco mosso - 24°C
E' sempre bello fare incontri in mare.
E' bello farne in generale, anche a terra, con persone conosciute o sconosciute con cui, specie durante un viaggio, si attacca facilmente bottone e si può parlare di tutto, tranne che di politica. E' una della cose più belle di un viaggio, incontrare nuova gente e scambiare quattro chiacchiere in una delle lingue conosciute, oppure anche solo usando i gesti e gli sguardi. E' bello conoscere altre persone che viaggiano in modo diverso dal tuo, in camper o in moto o in bicicletta, da soli o con amici oppure coi bambini al seguito. Ma soprattutto è bello fare incontri in mare.
Stamattina ci sveglia un richiamo particolare: "Tatiana! Mauro!". Sentiamo qualcuno urlare i nostri nomi dal mare.
E' George! Il nostro amico George Gazetas che guida un gruppo di 10 kayaker in una delle escursioni giornaliere organizzate da Sea Kayaking Kefalonia. E dove sono venuti a pagaiare oggi? Proprio davanti alla "nostra" spiaggia per una notte! Troppo belli questi incontri random, per niente programmati ma riusciti meglio di un appuntamento pianificato da tempo!
George sbarca proprio accanto al nostro campo ed è contento quanto noi della riunione inaspettata.
Ci accodiamo al suo gruppo fino alla cala prescelta per la sosta del pranzo, una splendida spiaggia di ciottoli bianchi che si apre nel cuore delle scogliere a triangolo, proprio dove il mare riprendere il colore Blu Cefalonia tipico della spiaggia di Mirtos, che si apre di fronte a noi, sull'altra versante dell'ampio golfo che prende il nome, neanche a dirlo, dalla spiaggia più conosciuta di Cefalonia. George conosce il posto a menadito e, come tutte le ottime guide locali, invita i kayaker a pranzare all'ombra di alcuni ginepri, dove si apre una piccola radura ombrosa in cui sono già sistemate pietre e tavole a formare comode sedute rustiche. Il giro in kayak comprende anche il pasto di metà giornata, preparato con i prodotti tipici locali (verdure fresche, formaggi e l'immancabile tzatziki) e offerto in piatti di plastica colorata riutilizzabile, che ogni kayaker si affretta a lavare in acqua di mare non appena finito di pasteggiare in compagnia.
George racconta una storiella di incontri di mare che mi lascia sognate per ore: durante una traversata tra due isole dell'arcipelago ha visto con la coda dell'occhio una macchia azzurra in volo proprio sopra il suo kayak e senza pensarci su due volte, mentre ancora si chiedeva cosa fosse, ha alzato il dito al cielo ed in un attimo si è posato sulla punta del suo indice un bellissimo esemplare di farfalla dai colori sgargianti, che forse cercava giusto un luogo sicuro per riposare durante la sua trasvolata solitaria.
Per l'imbarco di gruppo George suggerisce un gioco che gli copierò alla prima occasione, ma servono dei kayak in polietilene. I nostri kayak in vetroresina, per di più appesantiti dall'attrezzatura del viaggio, meritano qualche attenzione in più e anche qualche minuto in più. E' giunto il momento dei saluti perchè le nostre rotte si separano, ma basta un sorriso ed una mano aperta in aria per augurarci buona navigazione e buon vento fino al prossimo incontro. Che non abbiamo programmato ma che sicuramente capiterà di nuovo. Certo prima di lasciare Cefalonia.
George ed il suo gruppo tornano alla spiaggia di Kiriakis da dove si sono imbarcati, noi invece procediamo oltre il capo roccioso e verdeggiante per raggiungere il golfo riparato di Atheras. E' la tappa più breve del nostro viaggio, sin'ora, ma siamo molto contenti di pagaiare poco quando ci viene offerta l'occasione di stare in compagnia. Sia in mare che a terra. Non facciamo in tempo a sbarcare, infatti, che ci viene incontro la coppia di Udine che avevamo conosciuto qualche settimana fa a Lefkada, nella baia dove abbiamo tenuto il corso di kayak: sono in viaggio in camper per tre settimane e ci avevano detto che sarebbero venuti qui a Cefalonia, ma non avremmo mai pensato che i nostri cammini si sarebbero incrociati ancora. Loro sono molto sorpresi: "Ma come avete fatto ad arrivare fin qua? E' un gran bel giro, complimenti". E via a chiacchierare dell'isola lasciata e di quella trovata, delle bellezze dell'una e dell'altra, dei segreti scoperti via terra e via mare. Loro ci dicono di essere stati alla spiaggia rossa di Xi, a sud di Cefalonia, dove noi non vediamo l'ora di arrivare (ma se continuiamo di questo passo potremmo impiegare ancora un'intera settimana!), noi gli suggeriamo di andare a vedere anche la spiaggia di Kiriakis, quella del Blu Cefalonia.
Ci stacchiamo a fatica, ma la fame aumenta e la taverna chiama.
La nostra nuova spiaggia per una notte è esattamente come ce la ricordavamo, con la chiesetta azzurrina e cadente su un lato, un ovile trascurato ma ancora attivo sull'altro ed una splendida taverna color arancione al centro. E' gestita ancora dalla stessa famiglia di un tempo, la cucina è ottima come sapevamo sarebbe rimasta e la password del wi-fi ricorda l'anno in cui siamo arrivati qui per la prima volta, il 2007.

La nostra casa per una notte ad Atheras
La costa nord-occidentale di Cefalonia
Il piccolo porticciolo di Petani

Lunedì 12 giugno 2017 - 37° giorno di viaggio
Paralia Atheras - Paralia Petani, Cefalonia (16 km)
Vento NW 10 nodi (F2) - mare poco mosso - 25°C 
Questo posto è un incanto.
Uno dei tanti luoghi incantati di Cefalonia.
Il tramonto che si gode dalla spiaggia regala emozioni forti fino alle lacrime, perchè anche senza poter vedere il sole che si tuffa in mare si possono ammirare per ore i colori di cui si tinge il cielo, il promontorio e l'isoletta che chiude il golfo. Ci sono tre barche a vela in rada che illuminano la notte nera e umida con le loro tre lucine in testa d'albero. E che all'alba sono già andate via. Ci sono altre due taverne nascoste tra la boscaglia e qualche camera in affitto nelle vicinanze, una strada sterrata che corre tra la spiaggia ed il filare di giovanissimi pini marittimi, una lingua di sabbia cinerina talmente fina che sembra borotalco. Ci sono anche talmente tanti grilli di ogni dimensione e colore, da quelli grandi come il palmo di una mano e dall'interno delle ali rosso amaranto a quelli piccoli come le unghie del mignolo e dal corpicino nervoso del colore delle foglie secche, tutti perfettamente mimetizzati tra la vegetazione del posto, che sembra di essere arrivati al raduno internazionale dei grilli salterini, per quanti te ne saltellano attorno ad ogni passo e ogni volta che sposti qualcosa.
La taverna non apre per la prima colazione.
Un po' delusi stiamo per tornare ai kayak quando ci sentiamo dire "Bonjour, cafè?". Sono i due canoisti francesi del doppio rosso che abbiamo incrociato l'altro ieri in mare. Sono arrivati qui anche loro: viaggiano a bordo di un furgone attrezzato a camper e col kayak montato sul tetto, che riescono a calare senza fatica grazie ad un ingegnoso sistema di rulli e cime. Si stanno preparando ad un'altra giornata di mare e sono curiosi di sapere che giro stiamo facendo: in pratica, il loro stesso giro, solo che tutto in una volta, senza supporto a terra, mentre loro spezzano le tappe tornando al furgone e visitando l'entroterra. Ci confermano che anche l'interno di Cefalonia è bello quanto la costa, tutto verde e poco abitato, specie qui al nord dove le strade si diradano ed i paesini sono pochi e poco costruiti.
Chissà che non ci capiti di ritrovarci ancora, in mare o a terra.
Torniamo ai nostri due panfili adagiati tra le sterpaglie a due passi dal mare e ci prepariamo anche noi per riprendere a pagaiare.
Si avvicinano però due inglesi, gli stessi che ieri sera scolavano gin&tonik uno dietro l'altro seduti accanto al nostro tavolo. Sono sbalorditi dal nostro lungo viaggio estivo, loro che sono riusciti a staccare dal lavoro per solo tre settimane, e sono stupefatti dalla quantità di cibo ed acqua che riusciamo a stivare: Oh, one week, just in case! In realtà, abbiamo ancora le scorte con cui siamo partiti perchè ci sono talmente tante taverne lungo il percorso che...
I nostri tempi di viaggio si sono estremamente dilatati, in questi ultimi giorni. Sono settimane che viaggiamo e ancora scorgiamo il capo di Lefkada che abbiamo passato chissà quanto tempo fa. Sembriamo sempre fermi nello stesso punto. E leggendo il diario di viaggio del 2007 quasi ci vergogniamo: ci svegliavamo alle sei del mattino, tutte le mattine, ed eravamo pronti a pagaiare alle otto e mezza del mattino, tutte le mattine, e coprivamo distanze siderali, anche di 40 chilometri al giorno, anche tutti i giorni. Ora siamo davvero dei pensionati della pagaia! Ci svegliamo solo quando sorge il sole e bussa alla nostra tenda. Ci prepariamo con una flemma da bradipi in vacanza. Ci mettiamo a pagaiare quando è ormai l'ora di pranzo e navighiamo per pochi chilometri, la metà di una tappa "ordinaria". Sbarchiamo presto, dopo poche ore in mare, per continuare ad ammirare il mare da terra. E per chiacchierare del più e del meno con sconosciuti provenienti da altri paesi. E per vivere la magia della lentezza.
Potremmo anche provare ad essere più veloci. Del resto, ci bastano una ventina di minuti per smontare il campo, una mezz'oretta per sistemare i kayak ed un'altra decina di minuti per vestirci da kayaker (compreso impostare il gps e spalmarci di crema solare protettiva). Potremmo essere di certo più rapidi se avessimo meno cose da riporre nei gavoni del kayak, meno apparecchi elettronici da controllare ogni mattina e ogni sera, meno amuleti contro il cattivo tempo che appesantiscono il carico ma che servono al momento giusto. Potremmo essere più efficienti se avessimo con noi quei vestiti tecnici da escursionismo che si possono stropicciare ogni volta che si ripongono nelle sacche stagne, invece dei nostri datati pantaloni e magliette disegnate a mano che ripieghiamo con cura maniacale dopo ogni utilizzo. Potremmo anche essere più fulminei se invece della tenda usassimo il sacco bivacco, che pure abbiamo stivato in kayak ma che speriamo di non dover utilizzare mai e poi mai, specie dopo l'incontro troppo ravvicinato col serpente più grande del Mediterraneo, oltre che con una fauna variegata in dimensioni, manti mimetici e gusti alimentari. Certo, potremmo fare tutto questo, ma a che pro? Per trascorrere più tempo in mare? Come se non ne passassimo già tanto così... Per pagaiare più ore al giorno? Come se non pagaiassimo già abbastanza... Per vedere più isole? Ma se le abbiamo girate quasi tutte!
Insomma, facciamo tutto con estrema calma, lasciando tempo al tempo, godendoci ogni momento.
Del resto, è questo uno degli innegabili vantaggi della pensione: poter dedicare il giusto tempo per apprezzare ogni cosa.
Oggi ci dirigiamo lentamente verso la nostra meta, una mezza tappa giornaliera più a sud.
Finalmente volgiamo le spalle e le prue a Lefkada e passato il capo Akrotiri Atheras non ci ritroveremo più il suo profilo familiare a chiudere l'orizzonte. Navighiamo per tutto il resto della gioranta (sempre mezza, a dire il vero!) con rotta 180 gradi, lungo un tratto di costa rocciosa, franata e disabitata. Non c'è una casa in vista fino alla tappa finale, non una finestra tra la macchia folta, non un albergo a rovinare il paesaggio. Non c'è niente, in questo primo versante occidentale di Cefalonia, a rendere l'isola antropizzata, neanche sentieri costieri o strade sterrate. Solo scogliere, scogli e giardini di roccia. Frane a più non posso anche qui. E gabbiani, silenziosi e solitari, che occupano le mezze spiagge rimaste intatte sotto le frane.
Ripetiamo l'errore di dieci anni fa: proviamo a passare tra la costa e l'isoletta di Aghia Eleni. Invece no, sia la mappa che il gps sbagliano, non vi fidate nemmeno voi: il passaggio non c'è, bisogna passare a largo. Ma con grande vantaggio, perchè il panorama che si apre subito oltre il capo lascia esterrefatti. La grande baia di Petani si offre in tutto il suo splendore, con la lunga spiaggia chiara, le sue tre taverne di colori diversi come le file di ombrelloni ordinatamente piantati tra la strada ed il mare e soprattutto con i suoi mille colori in acqua e a terra. E' un profluvio di verdi nella vallata che corre verso l'interno e di azzurri nel mare che si allarga verso lo Ionio e la Puglia lontana... E' una gioia per gli occhi. E per il palato.
Sbarchiamo in un angolino riparato dove hanno realizzato, chissà se prima o dopo una delle tante frane post-terremoto, un piccolo porticciolo raccolto tra scogli che sembrano massi appena precipitati in mare. Vi trovano ricovero pochi barchini alquanto trasandati che vengono tirati in secca su scivoli di legno autocostruiti, in tutto simili a quelli che avevamo trovato a Minorca. Ce ne sono due liberi che fanno giusto al caso nostro, i kayak ci scivolano sopra che è una meraviglia e rimangono perfettamente incastrati nel loro invaso. C'è anche il posto adatto per la tenda.
Ma prima di ogni altra cosa ci fiondiamo in taverna, quella più vicina al porticciolo e la più spartana delle tre. E' gestita da tre giovani ragazzi allegri e scanzonati, tutti presi dagli ultimi lavori di sistemazione del locale, tra lavare le sdraio gialle e montare altri ombrelloni di paglia proprio davanti allo scalino roccioso che chiude questa parte della spiaggia (su cui non siamo potuti sbarcare ma su cui hanno adagiato per i bagnati una serie di sacchi di sabbia. I tre ragazzi ci accolgono con grandi sorrisi: "Molti turisti sono gelosi di voi, oggi, da quando vi hanno visto arrivare sui vostri due kayak!".
La colonna sonora di questa nostra lunga sosta sulla terrazza panoramica di Petani è l'opera omnia di Bob Marley, un po' decontestualizzata qui in Grecia ma perfetta per un bar sul mare che si chiama "La vida loca", tanto più che ci suggerisce subito nuove mete per i nostri prossimi viaggi in kayak... Perchè dovremmo pure fare nuovi incontri di terra e di mare, no?